Monserrato

Monserrato, comune della città metropolitana di Cagliari


Monserrato è un popoloso comune (poco più di 19.300 abitanti, monserratini o paules,i con una densità pari a 3 008,86 ab./km²) praticamente conurbato con il capoluogo Cagliari.
Il nome sardo della cittadina è Pauli o Paulli e significa palude. L’attuale nome, istituito con Regio decreto e per volere del Consiglio comunale l’11aprile 1888 è un chiaro omaggio alla Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna.
Passeggiando per il suo antico centro urbana si possono tutt’ora ammirare le tipiche case campidanesi edificate in "ladini" (dei mattoni crudi costituiti da paglia e fango) e tufo, con gli imponenti "portalis" in legno (portoni) arricchiti da intagli, superbe e pregevoli "lolle" (ampi loggiati)
Un tempo terra di vigneti, Monserrato, ospita ancora la più antica Cantina sociale della Sardegna (le Cantine Pauli's dal 1924).
Qui, oggi come ieri, venivano lavorate le uve per la produzione di pregiati vini sardi quali Cannonau, Vermentino, Monica, Nuragus, Moscato e Nasco.
Uscendo dal centro, praticamente al confine con la città si sviluppano la Cittadella Universitaria ed il Policlinico di Monserrato, fiore all’occhiello della Sanità regionale.


Storia di Monserrato

Monserrato è un comune molto giovane dal punto di vista amministrativo. La sua nascita, avvenuta in seguito ad un referendum, risale, infatti, al 1991 quando si rese indipendente dalla città di Cagliari. Tuttavia, la storia dell’abitato è millenaria. La fondazione del primo nucleo abitativo affonda le proprie radici già nel periodo romano e, in parte, si confonde con quella della vicina Cagliari.

In epoca medioevale l’abitato - compreso nel giudicato di Cagliari, più precisamente nella curatoria del Campidano di Càlari - era già conosciuto con il Pauli,
Nel 1258, quando Pisa, alleandosi i coi restanti Giudicati sardi, attaccò il giudicato conquistandolo, smembrandolo e ponendo fine, di fatto, alla sua storia autonoma, l’attuale territorio di Monserrato fu amministrato fino al 1324 da funzionari pisani.
Quindi, in quell’anno, a seguito della conquista aragonese, fu concesso in feudo.
Un ventennio più tardi, nel 1348, il villaggio di Pauli, come altre terre sarde fu decimato da una gravissima epidemia di peste.

Più tardi, nel 1366 Guglielmo Canelles, divenne feudatario. Il suo operato, però, venne fortemente contrastato però dalle truppe arborensi che, a fino al 1410, occuparono il territorio.
Pauli ritornò al regno di Sardegna dopo la battaglia di Sanluri. “Sa battalla” - che sancì la vittoria definitiva degli Aragonesi e la disfatta degli Arborensi - fu combattuta il 30 giugno 1409 nella piana a sud del castello e del borgo fortificato di Sanluri, tra le truppe del Regno di Arborea guidate da Guglielmo III di Narbona e l'esercito di Martino I di Sicilia, erede della Corona d'Aragona.

Nel 1426 il villaggio fu concesso a Dalmazio Sanjust, conte di San Lorenzo, che diede il via ad un'opera di risanamento volto allo sviluppo dell'agricoltura e alle coltivazioni vinicole.

Nel 1848, in seguito all'abolizione del feudalesimo, all’ora Pauli entrò a far parte della provincia di Cagliari in qualità di comune autonomo sino al 1928, anno in cui fu accorpato alla vicina città.

 

Il Territorio di Monserrato

Il comune di Monserrato si sviluppa nella vasta pianura del Campidano, nel sud Sardegna, in prossimità dello stagno di Molentargius e delle saline (un’ un'area naturale considerata tra le zone umide più pregevoli d’Europa). Attualmente è uno dei diciassette comuni della ex Provincia di Cagliari che compongono la Città Metropolitana.
Prima di riacquistare, all’inizio degli anni Novanta, la sua autonomia, il suo territorio comunale misurava 1.137 ettari contro i 650 ettari attuali, in quanto è stato privato della piana di San Lorenzo. La cittadina confina con i comuni di Cagliari, Quartucciu, Selargius e Sestu.

Il territorio comunale presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate.
Monserrato non ha sbocchi diretti sul mare. Tuttavia, a pochi km si può trovare il litorale di Quartu Sant’Elena, con la spiaggia del Poetto e il meraviglioso Golfo degli Angeli.

Chiesa Sant Ambrogio Monserrato min

 

Cosa Vedere a Monserrato

 

CHIESA DI SANT'AMBROGIO
La Chiesa di Sant'Ambrogio è la chiesta Parrocchiale di Monserrato.
Sorge in piazza Padre Silvio Serri ed è dedicata al Santo patrono della cittadina campidana.
Costruita nella seconda metà del XVI secolo in stile gotico catalano.
Un documento notarile datato 1564, infatti documenta gli accordi tra don Geronimo Zapata, canonico decano della cattedrale di Cagliari, i sindaci e gli addetti ai lavori (gli scalpellini / “picapedres”) per la costruzione del presbiterio su modello della chiesa di San Pietro a Settimo.
Più tardi, nel 1615, venne commissionata la costruzione dei prospetti merletti ai lati della facciata.
La facciata, racchiusa tra due contrafforti, oggi si presenta con un terminale a doppio spiovente, mentre in origine – stando a quanto ricostruito dagli storici – si caratterizzava per il coronamento orizzontale dotato di merli, come quelli che ornano ancora oggi le mura ai lati del prospetto.
Alla sinistra della facciata si può notare il campanile, a canna quadra, sormontato da un corpo cilindrico coperto da una cupoletta semisferica. Il portale strombato, con arco a sesto acuto, è, infine incorniciato da colonnine con capitelli scolpiti. Sopra si apre un oculo.
L’interno della Parrocchiale si presenta a navata unica, con volta a botte, ma gli spazi di comunicazione tra le cappelle laterali, aperti in epoca recente. Il presbiterio, invece, sii contraddistingue per l’originaria volta a crociera stellare, con tanto di gemme pendule scolpite agli incroci tra i costoloni.
Notevole è il fonte battesimale seicentesco realizzato in marmo bianco scolpito, le statue lignee del Crocifisso e di Sant'Ambrogio, la pregevole croce astile processionale in argento ed il paliotto marmoreo della seconda metà del Settecento.

CHIESETTA CAMPESTRE DI SAN LORENZO
La Chiesetta campestre di San Lorenzo ha pianta rettangolare ed una sola navata; tecnicamente attualmente appartiene al territorio di Cagliari. Tuttavia, è da sempre cara ai monserratini.

I lavori di iniziarono nel 1902 – e su “impulso” del parroco di Monserrato, il teologo Raimondo Barra, che coinvolse anche la popolazione - fu completata in pochi mesi e il 10 agosto del 1903 fu inaugurata alla presenza dell'arcivescovo di Cagliari, Monsignor Pietro Balestra.
La sera prima, vi fu una processione con il simulacro del Santo su un prezioso cocchio di colore verde e con intarsi d’oro, voluto da Valeriano Spiga, un benefattore locale che si è impegnato anche nella costruzione della chiesa di San Valeriano.
Negli anni ‘60 del Novecento, la struttura della chiesetta venne danneggiata e, nel giro di pochi anni andarono persi parte dell’altare ed il pregevole pulpito in legno.
Nel 1972, comunque, partirono per volontà del parroco del SS. Redentore don Paolo Deiana i lavori di restauro.

CHIESA DEL SANTISSIMO REDENTORE
La Chiesa del Santissimo Redentore si affaccia su via San Lorenzo e si caratterizza per l’aspetto moderno tipico delle architetture religiose costruite dopo la seconda guerra mondiale. Decisamente originale, invece, la torre campanaria a sezione quadrata che svetta per 26 metri al fianco della chiesa.
La prima pietra, infatti, venne posata il 10 febbraio 1955 sotto la direzione dell'allora arcivescovo Monsignor Paolo Botto.
Tuttavia, fu inaugurata solo 15 anni più tardi, il 29 giugno del 1970
La grande ed unica navata di forma rettangolare misura 15 metri x 40 metri e ha una copertura a capanna che circonda una croce dalla forma stilizzata.
Nel prospetto in pietra, invece, è posizionato il portone sormontato da una tettoia. La facciata è realizzata anch’essa in pietra.

CHIESA SAN GIOVANNI BATTISTA DE LA SALLE
La Chiesa di San Giovanni Battista de La Salle è la più recente del comune di Monserrato in quanto è stata consacrata nel 2005. Situata in via Seneca (nel quartiere di Paluna, al confine con il comune di Selargius).
La chiesa è in cemento armato ed è stata realizzato secondo un gusto moderno, con linee geometriche. forme tondeggianti e finestre ogivali decorate con pregevoli vetrate colorate. Dall'ingresso si accede alla particolarissima navata centrale a forma di. Sul lato sinistro della chiesa sorge il campanile anch'esso in struttura di cemento armato a base quadrata.

CHIESA DELLA BEATA VERGINE
La chiesa dedicata alla Beata Vergine di Monserrato è nota anche con il nome di Santa Maria de Paulis. I primi documenti relativi dell’architettura religiosa risalgono al secolo XII.
Con l'avvento dei colonizzatori aragonesi, poi, come è noto, il culto della Vergine di Montserrat arrivò e prese piede in tutta la Sardegna.
In origine la chiesa, costruita con blocchi di calcare, aveva forma quadrata; oggi, invece, presenta una pianta a croce greca con cupola centrale ascrivibile al secolo XIX.
Dopo la seconda guerra mondiale, come documentano diverse fonti storiche, la facciata fu suddivisa in tre ordini orizzontali da marcapiano.
Nel livello inferiore, in posizione centrale, tra due lesene, spicca il notevole portale rifatto dallo scultore monserratino Gianni Argiolas.
Al livello intermedio, tra due nicchie con cerchi superiori, c’è un un rosone centrale cieco, mentre, infine al livello più alto, si può ammirare un semplice rilievo indicante le lettere M e V riconducibili al nome della Santa Maria Vergine.
All'interno si possono ammirare diverse opere di Argiolas; fra queste spicca il "Dipinto della Processione", realizzato insieme ad Augusto Loi ed ai ragazzi della bottega artistica.
Solitamente, la chiesa non viene utilizzata, ma viene riaperta in occasione di cerimonie o funerali oppure durante il mese di Settembre per le celebrazioni in suo onore.

CHIESA DI SAN VALERIANO
La piccola chiesa di San Valeriano – detta Oratorio – è molto interessante dal punto di vista artistico.
Venne edificata nei primi anni del Novecento ed avrebbe dovuto assolvere alla funzione di cappella privata della famiglia Spiga, la quale la fece erigere nel terreno di sua proprietà, dirimpetto alla casa di abitazione padronale.
A porre la prima pietra fu proprio l’Arcivescovo di Cagliari Mons. Pietro Balestra che il 5 Maggio del 1910 consacrò la chiesa, caratterizzata da un piccolo campanile a vela che ne sovrasta la facciata. Sormontato da una croce ed impreziosito da una bifora ogivale, è dotato di due campane.

Esternamente presenta con una piccola facciata di color ocra, dalla forma quadrangolare, centralmente divisa da una cornice ornamentale di colore bianco.
Nel 2017 è stata oggetto di un importante restauro che ha messo in risalto il pregevole portale d’ ingresso realizzato in legno intarsiato e di forma leggermente arcuata.
Al suo interno, viene conservato il simulacro di San Valeriano (custodito nell’altare di marmo) e il cocchio che trasporta San Lorenzo.

MONUMENTO SA CRUXI 'E MARMURI
Il Monumento Sa Cruxi 'e marmuri è una pregevole croce in marmo risalente al 1550 ospitata nella piazzetta di via Giuseppe Zuddas, nel cuore del centro storico di Monserrato.
Di gusto gotico, è eretta sopra un basamento tronco piramidale in pietra e presenta un’immagine del Cristo ed un'immagine della Madonna con il bambino Gesù.
La croce aveva una funzione giurisdizionale in quanto rappresentava il limite di competenza del territorio ecclesiastico, ma non solo.
Al suo cospetto, infatti, si procedeva alle esecuzioni capitali per impiccagione.

MUSEO DELLE FERROVIE DELLA SARDEGNA
Il Museo delle ferrovie della Sardegna (Museu de sas Ferrovias de Sardìnnia) è un museo ferroviario situato nei pressi della stazione ferroviaria di Monserrato e dei relativi depositi ferroviari dell'ARST e risulta collegato al fascio dei binari del vicino piazzale.
Attualmente è chiuso al pubblico in quanto oggetto di un’importante azione di restauro.
Comunque, è stato inaugurato il 12 dicembre 1996 su iniziativa dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT) può contare una superficie espositiva di circa 1000 m²e racconta la storia del trasporto su binari dell’isola.
Il polo risulta suddiviso in quattro aree. Una prima area è dedicata costruzione delle linee ferroviarie a scartamento ridotto.
Poi c’è un ampio spazio dedicato agli utensili e ai macchinari impiegati nelle officine e una sezione in cui viene illustrato, anche con attrezzature, strumenti e documenti ufficiali, il funzionamento delle stazioni d’epoca.
L’ultimo spazio espositivo ospita il materiale rotabile storico del museo ed in particolare le locomotive a vapore Winterthur 43 Goito del 1893 e Reggiane FCS 402 del 1931.


MUSEO SARDO DI ANTROPOLOGIA ED ETNOGRAFIA
Il Museo sardo di antropologia ed etnografia è ospitato all’interno della cittadella dell'Università di Cagliari.
È stato fondato nel 1953 dal Professor Carlo Maxia, allora Straordinario di Antropologia presso l’Università degli Studi di Cagliari e per 45 anni ha avuto sede in Via Porcell, ma dal 1993 fa parte del C.I.M.A.S. (Centro Interdipartimentale dei Musei e dell’Archivio Storico).
Intento primario del polo espositivo è quello di proporre una sintesi dell’evoluzione dell’Uomo, le caratteristiche scheletriche dei Sardi nel tempo, alcune nozioni di anatomia umana come le differenze di sesso o età rilevabili dall’esame dei crani, diverse caratteristiche culturali dei Sardi nel tempo.
La collezione del museo comprende:

• Resti scheletrici umani preistorici e protostorici rinvenuti in varie località della Sardegna. Tra i vari reperti sono degni di particolare attenzione: la Calotta di Seulo e il cranio di San Benedetto di Iglesias con dente canino incluso.
• Costumi tradizionali sardi e oggetti di uso quotidiano nelle antiche case contadine. La collezione degli abiti, acquisita a partire dal 1970 sino al 1974, è composta da 34 abiti tradizionali festivi completi ed un abito di carnevale (Mammuthone di Mamoiada), ai quali si sommano alcuni elementi isolati. Gli oggetti della tradizione pastorale, invece, sono in gran parte donazioni del Professor Giovanni Cosseddu.
• Ex-voto provenienti dalle chiese di San Palmerio e di San Serafino a Ghilarza. La collezione, risalente agli anni ‘50 del XX secolo, conta di 56 elementi
• Strumenti musicali sardi. La collezione è composta in totale da 29 strumenti di vario tipo: aerofoni, membranofoni e idiofoni.
• documenti e filmati inerenti alla protostoria sarda. I primi film o, per meglio dire, i primi spezzoni risalgono al 1953. Più di un centinaio le fotografie in bianco e nero.

 

Tradizioni ed eventi a Monserrato


SU FOGADONI DE SANTU SEBESTIANU (GENNAIO)
Su Fogadoni de Santu Srebestianu è una festa dalle origini antichissime, riscoperta quasi casualmente per caso nel 1997, grazie al Gruppo di Cultura Popolare ed agli anziani del paese che, ritornarono con la memoria a quando alla vigilia di San Sebastiano, il 20 gennaio, nello spazio antistante la chiesetta di via Zuddas si accendeva, Su Fogadoni – il tradizionale falò, benedetto dal parroco – e cono semplicità si celebrava la ricorrenza tra vino, fave lesse, balli e gli immancabili salti per cercare di toccare, o perlomeno sfiorare, qualche tronco ardente che usciva all'improvviso dalla catasta di legna.
Poi, l’indomani all’alba, per consuetudine si raccoglievano le braci ancora ardenti e le si riponevano nel braciere domestico in quanto i resti del fuoco benedetto venivano considerati di buon auspicio per l’anno da poco cominciato. Il Santo, legato con dei rami di mandarini, veniva anche portato in processione e, i ragazzi, facevano di tutto per raccogliere eventuali frutti.
Oggi, le celebrazioni si aprono con la messa in onore di San Sebastiano celebrata nella parrocchia di San Ambrogio e la processione con il simulacro del Santo verso i ruderi della chiesetta di via Zuddas. L’accessione e la benedizione di Su Fogadoni, invece, avviene qualche giorno più tardi.
Ovviamente, c’è anche un lato più “profano” della festa, con canti, balli, iniziative ed intrattenimento per i più piccoli ed eventi d’interesse generale.

SAN LORENZO (AGOSTO)
In agosto, come molti altri comuni italiani, anche Monserrato festeggia San Lorenzo (10 agosto).
Alle celebrazioni religiose, presenziate dal vescovo di Cagliari, si affiancano d’abitudine i festeggiamenti “civili”, con diversi appuntamenti dedicati ai più giovani (come la Festa dei ragazzi organizzata proprio alla chiesa campestre di San Lorenzo).
In epoca pre – Covid, il simulacro del Santo veniva tradizionalmente posto sul cocchio decorato in oro zecchino e trainato da un giogo di buoi infiorati (come “imposto” dalla consuetudine campidanese) ed attraversa le vie principali di Monserrato. Il corteo parte dalla chiesa di San Valeriano ed arriva alla chiesetta campestre che dista dal centro abitato circa 6 km.
Il cocchio è preceduto da traccas, ossia i cavalieri, e da diversi gruppi folkloristici con antichi stendardi e crocifissi. le launeddas (uno strumento musicale a fiato dotato di canne forate di diversa lunghezza, utili a produrre più suoni. Sulla cima delle launeddas è posizionata la cabitzina, ovvero l'ancia; la canna più lunga produce i suoni bassi, la più corta quelli acuti), invece, s’alternano alle bande musicali, accompagnando gli antichi canti religiosi in dialetto campidanese, denominati ”is goccius “. La festa, quindi, si trasferisce in campagna, dopo, nei pressi della chiesetta di San Lorenzo, si costruiscono con delle frasche tappezzate di “fanugas” (una sorta di coperta) ”barracas ”. Poi, tutti insieme, si cucina, si mangia e i “cantadoris” improvvisano “Su mutettu” (i tipici componimenti poetici)
Il simulacro, poi, viene riaccompagnato, sempre in processione, sino alla chiesa di S. Ambrogio, dove il giorno seguente verranno celebrate le funzioni eucaristiche. Quindi, la sera, in forma privata, ritorna alla chiesa di San Valeriano.
L’edizione 2021, per via dell’emergenza sanitaria, si è svolta un po’ in sordina.

BEATA VERGINE DI MONSERRATO (SETTEMBRE)
Sebbene il patrono di Monserrato sia Sant’Ambrogio, l’8 settembre la cittadina celebra la ricorrenza dedicata alla Natività della Madonna.
La statua viene portata in processione ricoperta di gioielli ed ex voto donati dai monserratini per le vie del paese ricoperte, per l’occasioni, da petali di fiori.
Fulcro della festa religiosa e civile è la Chiesa di Piazza Maria Vergine.

SA FEST'E SA BINNENNA. FESTA DELLA VENDEMMIA (SETTEMBRE)
Monserrato ha un’antica e consolidata tradizione vitivinicola. Dunque, non poteva mancare una festa dedicata alla vendemmia. Generalmente si svolge l’ultima settimana di settembre, a chiusura delle manifestazioni dell’ Estate Monserratina. In tempi pre-Covid, era l’occasione per vivere in prima persona la vendemmia e goderne appieno il suo spirito ed i suoi sapori. Infatti, questa festa – che non si limita a cortei con carri, figuranti in abiti contadini e gruppi folk - vuole raccontare le fasi di quello che è un vero proprio rito, dall’acino al bicchiere. I momenti clou erano la gara di pigiatura per i più piccoli e la preparazione della sapa, una sorta di sciroppo concentrato d'uva che si ottiene dal mosto appena pronto, di uva bianca o rossa.

 

Prodotti tipici di Monserrato

Come tutti i paesi del Campidano, anche Monserrato può contare su una ricca e variegata tradizione enogastronomica.
Da provare i semplici, ma gustosi malloreddus, una sorta di gnocchetti di grano duro, portati in tavola con ragù e salse. Se sulle tavole di tutti i giorni si possono gustare con pecorino e salsiccia, nelle occasioni speciali li si possono trovare con vongole, pomodorini e bottarga).
Menzione d’onore la meritano anche i prodotti da forno. Oltre al classico pane Carasau, si si possono trovare i forse meno noti: Civraxiu (pane della tradizione contadina di grossa pezzatura, dalla crosta di colore bruno dorato e dalla pasta ben lievitata; Coccoi (pane dalla crosta dorata e croccante e dalla mollica soffice, ma compatta e dall’alveolatura fitta e minuta.
La ricetta originale prevede che venga preparato solo ed esclusivamente con semola di grano duro – rimacinata o no – e lievito madre o frammentu, poca acqua e un po’ di sale).
Pani de is sposus (è il pane decorato a pasta dura di semola di grano duro, delle grandi occasioni); Moddizzosu (un pane morbido preparato con semola di grano duro e lievitazione naturale, si caratterizza per la singola cottura in forno a legna); e Pani cun s'ou (un pane di semola e lievito madre decorato in maniera originale, utilizzando forbici o particolari coltellini. Viene portato in tavola a Pasqua).
Su Gateau, Sa Arrosa e Mìndula (la rosa di mandorla), Pastissus, Is Candelaus, Ossus de mortu e Su pani' e saba (Pane di sapa), invece sono i dolci sardi più tipici della zona.
Cannonau, Vermentino, Monica, Moscato e Nuragus, infine, sono i vini del territorio.


Il Costume tipico di Monserrato

Monserrato ha un proprio costume. Tuttavia, nel corso dei secoli, ha subito profonde metamorfosi e, oggi, è quasi impossibile individuare, con precisione, il modello originario.
Le documentazioni iconografiche in possesso di storici e addetti ai lavori non per consentono di risalire alla foggia originaria, poiché in passato vi è era la consuetudine di vestire i defunti con gli abiti più belli. Gli esemplari più unici e pregevoli, dunque sono andati persi.
Notevoli erano gli abiti tipici femminili che rispecchiavano con rigore la gerarchia sociale. Durante le occasioni più importanti e formali le ricche proprietarie terriere indossavano "su fordallinu". Il termine deriva da "farda" o "fordali" ossia falda, larga striscia che guarnisce la gonna. La mise era completata da "sa camisa" (la camicia) - impreziosita nel volant del collo e delle maniche, con ricami o pizzi all'uncinetto o ad ago - "sa scuffia" - copricapo di raso per tradizione color rosso magenta - "su froccu de velluttu" - una fascia di velluto nero con frange dorate ricadenti ai lati del viso - "sa lazzada" o "cinta de oru" – una cinta di gallone d'oro - "su sinzu" - un corsetto di broccato o di velluto - "su velu" – il tipico velo di tulle ricamato interamente a mano – e "is bottinus" - le scarpe realizzate da abili artigiano calzolai locali -,

 

 

 

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