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Venerdì, 22 Settembre 2017 15:26

Iglesias

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STORIA DI GLESIAS Il territorio Iglesiente risultava già abitato in epoca preistorica, come dimostrano i reperti attribuibili al neolitico antico, alla cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) e al periodo prenuragico. Eredità cartaginese è, invece, il tempio di Genna Cantoni, sito lungo il confine con Vallermosa (non lontano dall’ area archeologica nuragica di Matzanni). Anche i Romani, attratti dalle numerose miniere d’argento presenti, giunsero in quel di Iglesias e vi crearono il centro minerario “perduto” di Metalla (dove vi lavoravano perlopiù schiavi e carcerati), sito tra Iglesias e Fluminimaggiore. Quasi disabitato per buona parte dell’Alto Medioevo, Iglesias, riprese a svilupparsi intorno alla chiesa tardo-bizantina di San Salvatore. Più tardi, quando anche i bizantini abbandonarono l’isola, il borgo passò sotto il controllo della curatoria del Cixerri e fino al XIII secolo seguì le sorti del giudicato di Cagliari. Quando nel 1258 il giudicato venne spartito, Iglesias, così come le curatorie del Cixerri, Sulcis, Nora e Decimo, finì alla famiglia pisana dei Della Gherardesca. Qualche anno dopo le due curatorie meridionali e Decimo passarono agli eredi di Gherardo della Gherardesca mentre la curatoria del Cixerri finì al conte Ugolino della Gherardesca. Quei territori, ricchissimi di risorse argentifere, furono protagonisti di una decisa politica di sfruttamento che portò alla fondazione del centro di Villa di Chiesa (che presto, forte anche di un’importante crescita demografica, arrivò ad occupare un posto di rilievo nell’economia dell’isola). La famiglia di Ugolino della Gherardesca s’impegnò nella costruzione di un castello (chiamato di Salvaterra o di San Guantino), di palazzi, di cinte murarie, di un ospedale e di un acquedotto: inoltre, finanziò, negli ultimi decenni del 1200, la costruzione di alcune chiese; tra queste, si ricordano la chiesa di Santa Chiara e quella di Nostra Signora di Valverde. Nel 1289, il conte Ugolino morì nella Torre della Muda di Pisa (dove era imprigionato dall'estate prima, accusato di sedizione e alto tradimento) e i suoi possedimenti del Cixerri furono ereditati dal figlio Guelfo della Gherardesca (che per sfuggire alle autorità pisane si era trasferito proprio a Villa di Chiesa). Guelfo e i suoi fratelli, sostenuti da Genova, mantennero un atteggiamento ostile nei confronti del potere centrale della repubblica, arrivando a coniare il tornesi, una moneta d’argento e a prendere possesso delle curatorie del Sulcis, Nora e Decimo. Per tutta risposta, Ranieri Della Gherardesca, Lupo Villani e Mariano II di Arborea attaccarono Villa di Chiesa, con un esercito di 1000 uomini, mettendo in fuga i figli di Ugolino. Per qualche tempo, la cittadina (ancora fiorente, grazie all’attività di estrazione del piombo e dell’argento) fu amministrata dagli arborensi e poi, all’inizio del 1300, passò sotto il controllo diretto di Pisa. Il 7 febbraio 1324, dopo un assedio durato mesi, Villa di Chiesa, fu conquistata dagli aragonesi. Decimata dalla terribile peste del 1348, la città si alleò contro il governo aragonese a fianco iglesias1gdi Mariano IV di Arborea (che la governò dal 1365 al 1388): Nel 1436 fu ceduta in feudo da Alfonso V d’Aragona a Eleonora Carroz per 5000 fiorini e, nel corso del Cinquecento, Villa di Chiesa, iniziò ad essere chiamata Iglesias (Chiese). In seguito al trattato dell’Aia, nel 1720, Iglesias, come il resto della Sardegna, divenne territorio dei Savoia e, dal 1799, fu a lungo scelta come luogo di villeggiatura dalla Casa Reale. Nel corso del XVIII secolo l’attività estrattiva venne abbandonata definitivamente e i suoi abitanti si dedicarono all’agricoltura ed alla pastorizia. Nel corso dell’Ottocento, in seguito alla riapertura delle miniere, Iglesias, fu protagonista di un importante rinnovamento non solo economico, ma anche culturale e sociale (in quest’angolo dell’isola si trasferirono, infatti, tecnici e lavoratori provenienti dalle altre province sarde e dal nord Italia). Nel 1821 i Savoia, elessero Iglesias capoluogo dell'omonima provincia (comprendente 23 comuni). La provincia rimase attiva solo fino al 1848, ma Iglesias fu capoluogo del circondario omonimo fino al 1927. Il 12 ottobre 2005 con Delibera del Consiglio Provinciale n. 21, la città, unitamente a Carbonia, ottenne il riconoscimento di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias. Dal 2016, però, a seguito della legge di riforma delle province, appartiene alla Provincia del Sud Sardegna. Nel secondo dopoguerra, la crisi del comparto minerario non risparmiò Iglesias e la città dovette reinventarsi e rilanciarsi. Oggi, è un vivace centro caratterizzato da un buon sistema di servizi ed una discreta vocazione turistica: ricca di tradizioni secolari, può contare anche su spiagge bellissime, inserite in un contesto naturale ancora in buona parte incontaminato.

TERRITORIO

Principale centro dell’Iglesiente, nella Sardegna sud-occidentale, Iglesias (provincia del Sud Sardegna) si sviluppa su una superficie di 208,23 km² - a 200 metri s.l.m. - ed ospita circa 27.000 abitanti (iglesienti). La cittadina è formata da 4 quartieri storici (Fontana, Castello, Santa Chiara e Mezo); a questi si aggiungono i “moderni”: Barega, Bindua, Corongiu, Masua, Monte Agruxiau, Monteponi, Nebida, San Benedetto, San Giovanni Miniera e Tanì. Bagnata dal Mar di Sardegna ad ovest, Iglesias, confina con i comuni di Buggerru, Carbonia, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Musei, Narcao, Siliqua, Vallermosa, Villacidro e Villamassargia.

carbonia iglesias

Il territorio di Iglesias ai piedi della montagna del Marganai può contare su profili ambientali alquanto complessi che partono dal sistema costiero di Nebida e Buggerru ed arrivano fino all’entroterra, con la foreste del Marganai-Oridda (da sempre meta prediletta di escursionisti, è ricca di numerose specie faunistiche e molteplici specie endemiche che ne compongono la flora). Compresa, per il suo interesse paesaggistico, nel "Parco naturale di Monte Linas, Marganai-Oridda, Montimannu" vanta numerosi percorsi e tracciati CAI ed ospita la famosa Grotta di S. Giovanni (nei pressi di Domusnovas) e il Giardino Montano “Linasia”, punto di riferimento per la conoscenza, e la salvaguardia, delle locali specie vegetali. Appartiene al territorio di Iglesias anche il monte Croccoriga, da cui nasce il Cixerri, fiume a carattere torrentizio che attraversa la provincia del Sud Sardegna e la città di Cagliari. I Monumenti Naturali presenti sul territorio d’Iglesias sono il Canal Grande di Nebida e il Pan di Zucchero con gli altri faraglioni di Masua. Il Canal Grande di Nebida (il nome deriva dalla piccola valle del Rio Canal Grande), si presenta come un’insenatura che si apre nella costa fra Masua e Buggerru, con alte pareti che in alcuni punti (a sud) raggiungono anche i 115 metri; sotto la Punta Cubedda, a nord, si può ammirare la suggestiva Grotta delle Spigole (accessibile, per motivi di sicurezza, solo in estate): creata dall’azione erosiva dell’incessante scorrere dell’acqua sulla roccia, regala incredibili giochi di luci e ombre. Il Pan di Zucchero (il nome è un omaggio al celeberrimo Pão de Açúcar di Rio de Janeiro) è un faraglione – composto da calcare cambrico - che si erge a poca distanza dalla costa, nelle vicinanze della scenografica insenatura di Masua: con i suoi 133 metri d’altezza è il più alto del Mediterraneo. Dalla sua vetta, raggiungibile con specifica attrezzatura, si dominano i vicini scogli di s’Agusteri ​e del Morto ​e la falesia​ di punta de Is Cicalas. Qualche centinaia di metri a est del faraglione si sviluppa il sito minerario Porto Flavia, realizzato scavando all'interno della montagna (a picco sul mare!) ed oggi non più operativo. Ai piedi della miniera si può notare la grotta del Soffione, ​così chiamata per via del particolare effetto acustico generato dalle onde del mare che si insinuano nella sua cavità prima di venire “rimbalzate” con grossi spruzzi. Iglesias ospita numerosi siti minerari ormai dismessi: tra questi si ricordano la Miniera di Baueddu, la Miniera di Monteponi, la Miniera di Nebida e la Miniera di Fontanamare o Funtanamare. Ricordiamo che Iglesias fa parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna (il primo parco del genere al mondo) che si sviluppa per 3500 km² e raggruppa otto aree (suddivisibili in 81 diversi comuni) uniti da una straordinaria storia mineraria. A metà strada tra Masua e Bugerru s’incontra il canyon di Gutturu Cardaxiu, con cinque falesie: le sue ripide pareti rocciose (da cui si può godere un panorama d’impareggiabile bellezza) sono un vero e proprio paradiso per gli appassionati di arrampicata. Appartiene al comune di Iglesias anche l’isola, arida e montagnosa, di San Marco, (con una superficie di 17,48 km2). Iglesias può contare su un litorale discretamente attrezzato. Tra le spiagge più frequentate ci sono:

  1. La spiaggia di Masua (o del Molo): un tratto di costa caratterizzato da sabbia chiara e da un mare limpido e cristallino (ma dai fondali che si fanno presto piuttosto profondi). Dalle dimensioni tutto sommato modeste, è sempre molto affollata.
  2. Spiaggia di Portu Cauli: si sviluppa nei pressi della frazione di Masua, questa spiaggia di sabbia bianca e fine, punteggiata da rocce di grandi dimensioni, è bagnata da un mare azzurrissimo. Ben riparata dal vento, è attrezzata.
  3. La spiaggia di Portu Banda: in località Nebida, è una deliziosa caletta incastonata nelle rocce rosse; di sabbia scura mista a ciottoli e ghiaia, si caratterizza per il fondale roccioso inizialmente basso e per la presenza di due faraglioni (alti 30 e 36 metri); è molto amata dagli appassionati delle immersioni e della pesca subacquea.
  4. La spiaggia di Porto Corallo: piccola cala di sabbia grossolana mista a ciottoli, delimitata da una pittoresca scogliera dalle pareti rosse. Bagnata da un mare limpidissimo e dalle mille sfumature d’azzurro, ha fondali rocciosi.
  5. La spiaggia di Canal Grande: in località Nebida era chiamata anche Is Begas De Is Ollastus, ovvero Le Valli Degli Ulivi. Si presenta come una caletta perlopiù rocciosa caratterizzata dalla presenza della Grotta di Canal Grande (famosa per i suoi straordinari giochi di luce). Ben riparata dai venti e bagnata da un mare smeraldino, non è attrezzata.

canal grande di nebida iglesias

  1. La spiaggia di Cala Domestica: tra l’abitato di Iglesias e quello di Buggerru, vanta sabbia chiara, soffice e compatta che si affaccia su un mare verde cangiante di rara bellezza. I suoi fondali, bassi nei pressi della riva, nascondono tesori sottomarini.

SAGRE ED EVENTI

  1. CARNEVALE: in occasione del Carnevale, il centro storico di Iglesias si anima con le allegre sfilate dei carri allegorici e delle maschere (partecipano anche gruppi provenienti da tutta la Sardegna). La festa è resa ancora più bella dalla presenza di stand di Street food, dalle bancarelle della “fiera del dolce” (protagonisti assoluti sono i piatti tipici e i dolci del carnevale: fritture, zeppole e frittelle) e dalle esposizione degli artigiani locali
  2. SETTIMANA SANTA: i suggestivi riti della Settimana Santa – curati dall’antica Arciconfraternita del Santo Monte – mostrano ancora oggi forti influenze iberiche. I riti si aprono la domenica delle Palme con la benedizione (nella Chiesa di San Francesco) e la processione (fino alla Cattedrale di Santa Chiara). Il martedì si svolge la Processione dei Misteri, che vede la partecipazione delle diverse confraternite con i 7 simulacri (che rappresentano la passione di Gesù), portati “a spalla”. Il mercoledì viene celebrata una messa che vede la partecipazione dell’intera comunità e che si conclude con la distribuzione dei fiori e dei ramoscelli di ulivo che componevano il simulacro di Gesù nell'Orto degli Ulivi. Nella serata del giovedì Santo, dopo la suggestiva processione dell'Addolorata, gli abitanti, per tradizione, visitano le chiese del centro storico. La mattina del venerdì santo si svolge la Processione del Monte (che ricorda la salita di Gesù al Calvario), mentre in serata è la volta della Processione del Descenso seguita dalla rappresentazione della Passione, crocifissione e deposizione. Se il sabato è il giorno dell’adorazione del Cristo, la domenica si celebra la processione con s'incontru tra Gesù e la Madonna. I riti della settimana santa si chiudono ufficialmente il martedì seguente con la processione di S'inserru: un’unica processione che si sdoppia per consentire ai simulacri di Gesù Risorto e della Madonna di essere accompagnati rispettivamente nella chiesa di San Francesco e nella chiesa di Giusepp
  3. MARE E MINIERE: rassegna itinerante di Musica, Teatro, Danza e Cinema che si svolge in diverse date tra giugno e luglio; giunta quest’anno alla sua decima edizione, coinvolge i Comuni legati al mare e alla cultura mineraria (e quindi anche Iglesias). Tanti i concerti ed i seminari in programma. La manifestazione, in virtù del suo carattere itinerante, vuole offrire una nuova opportunità di svago e partecipazione e creare occasioni “di incontro, condivisione e scambio all’interno e tra le diverse comunità”.
  4. FESTA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE: si svolge la seconda domenica di luglio ed è conosciuta anche come Festa del voto in ricordo della supplica presentata nel 1735 dal capitolo e dal magistrato di Iglesias alla Madonna affinché liberasse la città dalle cavallette. Dopo la tradizionale novena e la celebrazione eucaristica, si svolgerà la suggestiva processione in costume con il simulacro della Santissima Vergine delle Grazie. Per l’occasione, vengono allestiti stand gastronomici e organizzati balli e canti popolari.
  5. SETTIMANA MEDIEVALE: il 13 di agosto, da ormai 23 anni, Iglesias ospita il Corteo storico medioevale, che vede la partecipazione di circa 500 figuranti in costume ed è anticipato da una serie di eventi a tema: torneo di balestra, banchetto medioevale (la favata: a base di fave e ceci) e rievocazioni storiche. Il corteo, organizzato dall’amministrazione comunale e dalla S.Q.M.V.E. (Società Quartieri Medioevali Villa Ecclesiae) si ispira alle vicende dell’amministrazione pisana in Villa di Chiesa nel XIV secolo ed è diventato uno degli appuntamenti più attesi e partecipati dell’estate.
  6. FESTA DI SANCTA MARIA DI MEZO DI GOSTO: conosciuta anche come Processione dei Candelieri in onore dell’Assunta, è una festa di origini medioevali che si svolge ogni 15 agosto in onore della Vergine Assunta. Dopo la celebrazione della messa, dalla Chiesa dalla Purissima prende il via la pittoresca processione con gli otto candelieri (che non rappresentano solo dei gremi ma anche i quartieri storici della città) che arriverà fino alla cattedrale. Oltre ai portantini, protagonisti del corteo sono: l’araldo, il capitano del popolo (con le chiavi della città), il breviaiuolo che tiene in mano il Breve di Villa di Chiesa, il camerlengo, il giudice, due paggi per ogni personaggio storico e due amanuensi. I candelieri utilizzati sono caratterizzati da un fusto sottile e non hanno capitello (o corona).

Paragonabile per certi versi alla Faradda di li candareri di Sassari, questa manifestazione venne riscoperta, e ripresa, all’inizio degli anni ’90 in seguito al ritrovamento della colonna di un candeliere di epoca medioevale.

PRODOTTI TIPICI

L’artigianato ad Iglesias, e nel Sulcis Iglesiente, esprime tutta la sua originalità e fantasia, nella lavorazione – nel pieno rispetto della tradizione locale - di filati, argilla, legno, argento, rame e sughero.

Oltre alla tipica produzione di gioielli, ceramiche, cesteria, mobili intagliati, arazzi, tappeti e capi di biancheria per la casa, l’iglesiente, è famoso, per via della forte presenza di miniere, per l’alta coltelleria. Fiore all’occhiello è senza dubbio la leppa iglesiente, realizzata con pazienza e maestria nelle locali botteghe artigiane. La leppa, è un particolare coltello a serramanico caratterizzato da una lama forgiata a mano, con incudine e martello, e un manico (in corno di muflone, di cervo o di montone) raddrizzato a caldo.

Il costume tradizionale di Iglesias risente delle influenze spagnole. Il costume maschile si compone di:

  1. un copricapo in orbace nero,"Sa Berritta"
  2. un corpetto di orbace o panno blu (con bottoni in filigrana d’argento),
  3. una camicia bianca col colletto alto (chiuso da bottoni in filigrana d'oro)
  4. Dei calzoni e "Is Crazzas" (ghette) di orbace nero
  5. Un cappotto in orbace nero ("Su Sereniccu")

Iglesias Costume tradizionale

Come in altri centri sardi, il costume femminile, si differenzia in base allo stato sociale e civile. Cosi, Sa Nostrana (signora borghese), indossa come copricapo "Sa Mantiglia", di raso bianco e celeste, mentre Sa Bagadia (la signorina) porta sul capo un fazzoletto di tulle bianco finemente ricamato. Il costume è completato spesso da gioielli realizzati artigianalmente; i più tipici sono "Sa Gioia", pendente che si lega al collo con un nastrino in velluto, "Sa Broxia", lo spillo che “ferma” il fazzoletto e "Is Arrecadas", orecchini spesso “a grappolo d’uva”. I cardini della gastronomia iglesiente sono: carni ovine e suine di prima scelta, funghi, mirto, corbezzolo, carciofo spinoso sardo, miele di asfodelo, di cardo e di castagno. Tra i primi piatti più tipici vi sono:

  1. i Culurgiones (o culingionis), particolari ravioli ripieni di formaggio fresco o ricotta e conditi con salsa di pomodoro fresco e formaggio sardo (pecorino o fiore sardo) grattugiato (o con un ragù di selvaggina).
  2. I Malloreddus: gnocchetti di semola di grano duro preparati a mano e conditi con sugo (al quale si aggiungono dei pezzetti di salsiccia fresca rosolata) e formaggio.
  3. Gli Spaghetti ai ricci: preparati con polpa di ricci di mare freschi, rosolata con olio d’oliva e basilico.

Protagonisti delle tavole di Iglesias sono anche la zuppa di pesce, la carne di agnello, i fagioli con pancetta, il tonno con le fave, i tranci di tonno arrosto, la Panada di anguille (di cui esiste anche una variante con l’agnello). Ogni pasto è accompagnato dal Civraxiu, pane a grossa pezzatura, a lievitazione naturale, caratterizzato dalla crosta di colore bruno dorato. In occasione di festività e ricorrenze, si prepara il Su Coccoi: pane decorato, di semola di grano duro. Per quanto riguarda i dolci, molto diffusi sono gli Amarettus (amaretti) preparati con albume d’uovo, farina di mandorle, zucchero e scorza di limone, i pardulas (con un delicatissimo ripieno di formaggio fresco), e le papassine (i dolcetti di Ognissanti), a base di mandorle, noci e uva sultanina. Anche in quel di Iglesias si possono assaggiare due specialità delle vicine isole di San Pietro e di Antioco): il cascà o cash-cà (derivato dal cuscus tunisino, preparato mescolando alla semola diverse verdure, finocchietto selvatico e spezie) e la pasta alla Carlofortina (preparata con pesto, tonno di prima qualità e pomodorini “ciliegino”). Il vino locale più famoso è il rosso Carignano del Sulcis (da vitigni coltivati su terreni sabbiosi e vicini al mare).

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