Lunedì, 10 Luglio 2017 07:40

La storia di Nuoro

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Le origini di Nuoro, ad oggi, sono in buona parte incerte. Certo è che, in virtù della sua particolare collocazione geografica, era già abitata durante il neolitico e l’ eneolitico (come dimostrano le numerose Domus de janas e le necropoli ipogeiche giunte fino ai giorni nostri). Notevoli, inoltre, i resti di un villaggio prenuragico (databile tra il 1.700-1.600 a.C. ed appartenente alla cultura di Bonnannaro), sito alle pendici del nuraghe Tanca Manna (sul monte Ortobene).

Anche il territorio nuorese, dal 1500 a.C. fino all’arrivo dei Romani, conobbe una fiorente Civiltà nuragica (come ci raccontano i tanti nuraghi e le 12 tombe dei giganti presenti nella zona). La penetrazione romana, in questo angolo di Sardegna, fu forte e decisa e lasciò in eredità un sistema viario capillare (strutturato su 4 arterie stradali principali con direzione nord-sud) e grandi latifondi (destinati alla coltivazione del grano).

Nel 476, in seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, Nuoro (come del resto la Sardegna e l’intera provincia d’Africa) finì, per quasi un secolo, sotto il dominio dei Vandali. Poi, Giustiniano I, Imperatore d'Oriente, nel 548, riuscì ad annettere la Sardegna all'Impero Bizantino.

A testimonianza di questo particolare periodo storico vi sono, oltre a numerosi documenti di Procopio, una quarantina di lettere di papa Gregorio che raccontavano “una Sardegna romanizzata, cristianizzata e bizantina che conviveva con aggregati cantonali, con popolazioni idolatre e pagane e Gens Barbaricina”. In questo contesto non semplice, nel 594, Bizantini e Barbaricini scesero a patti e, il capo barbacino Ospitone acconsentì alla conversione al Cristianesimo del suo popolo. Il territorio nuorese, così come il resto dell’isola, fu così affidato ai Benedettini.

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Quando il controllo imperiale iniziò ad affievolirsi e, all’orizzonte, si concretizzò la minaccia islamica, la Sardegna si ritrovò a gestirsi in autonomia e, a partire dal IX secolo, nacquero i Giudicati: Nuoro venne così controllata dapprima dal Giudicato di Torres e poi da quello d'Arborea.

Poco interessante agli occhi di Pisa e Genova, nel corso dei secoli, Nuoro, fu vessata da una sempre più pesante pressione fiscale (messa in atto da aragonesi, prima, e da spagnoli, poi) e rimase pressoché in disparte.

L’oppressivo regime feudale che si era restaurato nel corso del XV secolo sfociò, inevitabilmente nel banditismo. La situazione peggiorò ulteriormente sul finire del 1600 quando Nuoro non fu risparmiata da pestilenze e carestie. Non stupisce, dunque, che Nuoro nel 1720 (quando passò ai piemontesi) versasse in condizioni a dir poco disastrose. La situazione economica non migliorò durante i primi decenni del regno di Savoia, durante i quali non cessarono moti popolari e rivolte antifeudali. Tuttavia, nel corso del XVIII secolo, Nuoro riuscì lentamente a guadagnarsi la preminenza territoriale sul circondario e nel 1779, grazie al decreto di Pio VI, venne elevata a sede vescovile. Qualche anno più tardi, nel 1807 divenne sede del Tribunale di Prefettura e, finalmente, nel 1836, poté fregiarsi del titolo di città. Nel corso dell’Ottocento, dunque, Nuoro, si configurò come importante centro amministrativo.

Va ricordato, però, che la riforma agraria passata alla storia come Editto delle Chiudende (6 ottobre 1820), fu motivo, a Nuoro e nell’intera Barbagia, di disordini e rivolte (anche sanguinose); si assistette, infatti, all’appropriazione selvaggia di terreni, sino ad allora adibiti ad uso comunitario. Il vero culmine del malcontento si raggiunse, però, dopo l’alienazione dei terreni demaniali (nel 1858) con i violenti “moti de su Connottu”. In seguito, il banditismo ebbe una recrudescenza e, per tutta risposta, lo Stato si ritrovò costretto a mandare forze di polizia. Sempre nello stesso periodo, nel 1871, Nuoro si vide tagliata fuori dai primi investimenti a favore dei collegamenti ferroviari.

L’Ottocento si chiuse con una forte ondata migratoria verso l’America e le miniera del nord Europa. I motivi, non vanno cercati solo nella diffusa povertà, ma anche nell’elevato tasso di criminalità che caratterizzava il territorio.

Nel corso del Novecento anche Nuoro fu coinvolta da un certo fermento culturale e poté trovare giovamento dal miglioramento dei trasporti verso il Continente. Dopo la guerra italo-turca e il primo grande conflitto mondiale, la città, anche grazie all’attività dell’avvocato Salvatore Sini, assistette ai primi, grandi, sviluppi delle sinistre. Nel 1927, in piena epoca Fascista, Nuoro ridivenne provincia e, per questo, in poco tempo si dotò di nuovi edifici e opere pubbliche.

Dopo la seconda guerra mondiale, Nuoro, iniziò a crescere ed a espandersi a ritmo sostenuto. Oggi è uno sviluppato e vivace centro culturale (è sede di corsi di laurea delle Università di Cagliari e Sassari ed è considerata l’Atene sarda, anche grazie all’eredità lasciata da letterati del calibro di Grazia Deledda, Francesco Ciusa e Salvatore e Sebastiano Satta) e turistico (oltre ad essere una città ricchissima di musei, vanta splendide località balneari).

Panoramica di Nuoro

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